Gennaio 11, 2023 VIVERE GREEN Nessun commento

Dai radicchi scoloriti che senza il freddo non riescono ad arrivare a maturazione in Veneto fino all’invasione di cormorani che sono moltiplicati in Puglia facendo strage di pesce negli allevamenti e in mare aperto, ma anche api sconvolte dal clima che escono troppo presto dagli alveari e piante come mimose, noccioli e limoni con fiori fuori stagione che rischiano di essere bruciati dal gelo. Secondo Coldiretti, gli effetti della crisi climatica hanno già provocato danni per 6 miliardi di euro nel settore agricolo del nostro Paese.

Sono questi gli effetti del caldo anomalo in un inverno che stenta ad arrivare dopo un 2022 che si classifica come l’anno più bollente mai registrato prima in Italia con una temperatura media superiore di 1,15 gradi e la caduta del 30% di precipitazioni in meno, rispetto alla media storica del periodo 1991-2020, secondo l’elaborazione Coldiretti su dati Isac Cnr che rileva le temperature dal 1800.

Dal radicchio veneto ai cormorani in Puglia, i danni del caldo anomalo

Nelle campagne venete le foglie di radicchio non arrivano ad assumere la tipica colorazione e le caratteristiche per essere raccolte e messe in commercio con perdite per almeno il 30% proprio a causa della temperatura che non si abbassa, con le piante continuano a crescere in altezza e vanno a seme, ma non produrranno nulla.

Dall’altra parte dell’Italia a preoccupare sono i cormorani che da migratori sono diventati stanziali in Puglia dove si sono moltiplicati con il caldo anomalo con danni alla pesca negli allevamenti, in mare ed in laguna. Ogni cormorano mangia fino a 10 chilogrammi di pesce al mese, oltre 300 grammi al giorno, lasciando tra l’altro – denuncia Coldiretti – pesci feriti nell’attività predatoria e con il rischio della diffusione di malattie e parassiti. È ormai una vera e propria emergenza alla luce dei danni provocati all’attività dell’itticoltura e alla vita stessa dei pesci nei mari. L’attività predatoria dei cormorani sottopone a forte stress la vita marina poiché è talmente intensa da non permettere la crescita, lo sviluppo e la riproduzione delle specie di cui si nutrono.

Le fioriture anticipate mettono a rischio i raccolti futuri

In realtà la natura è in tilt per il caldo anomalo lungo tutta la Penisola con le mimose già fiorite con mesi di anticipo, ma tutte le coltivazioni a partire dalla frutta sono ingannate dal clima e si stanno predisponendo alla ripresa vegetativa con produzioni a rischio con il probabile arrivo del freddo e del maltempo.

A preoccupare è la concreta possibilità che nelle prossime settimane le repentine ondate di gelo notturno brucino fiori e gemme di piante e alberi, con pesanti effetti sui prossimi raccolti futuri. Ma in difficoltà – continua la Coldiretti – sono anche le api che, disorientate dalle alte temperature, si risvegliano ed escono dagli alveari con il pericolo concreto di venire decimate dall’arrivo del freddo.

Tropicalizzazione e siccità: gli effetti della crisi climatica

Si accentua dunque la tendenza al surriscaldamento in Italia dove la classifica degli anni più roventi negli ultimi due secoli si concentra nell’ultimo decennio e comprende nell’ordine dopo il 2022 il 2018, il 2015, il 2014, il 2019 e il 2020. Il cambiamento climatico è stato accompagnato da una evidente tendenza alla tropicalizzazione che si manifesta con una più elevata frequenza di eventi violenti, sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi ed intense ed il rapido passaggio dal sole al maltempo, con sbalzi termici significativi.

L’agricoltura – conclude la Coldiretti – è l’attività economica che più di tutte le altre vive quotidianamente le conseguenze dei cambiamenti climatici con i danni provocati dalla siccità e dal maltempo che hanno già superato quest’anno i 6 miliardi di euro.

Fonte Agi

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Written by Paola Olivieri