Prunus persica L. Parte utilizzata: frutto

Descrizione. Gli alberi di  pesco appartengono alla famiglia delle Rosacee, al genere Prunus e sono delle drupacee. Gli alberi di pesco si differenziano in due categorie facilmente distinguibili dai loro frutti: quelli che hanno nome scientifico Prunus persica L. producono pesche con la buccia  provvista  di una leggera lanugine che però scompare alla maturazione del frutto, mentre quelli dal nome scientifico Persica laevis DC hanno pesche con la buccia completamente liscia chiamate pesche noce o nettarine. Queste piante appartengono  a una specie caducifoglia che entra in riposo vegetativo durante l’inverno. Il pesco ha dimensioni contenute  infatti può raggiungere un’altezza massima di 8 metri ma le medie sono di 4-6 metri. Il tronco è dritto con corteccia grigia rossastra che tende con il tempo a scurirsi. Anche i rami, rossastri in gioventù, tendono con il tempo a  diventare più scuri. Le gemme del pesco sono di due tipi e vengono chiamate gemme a legno e gemme a fiore; le gemme a fiore hanno una forma più tondeggiante di quelle a legno e in genere si trovano sui rami di un anno. Il pesco ha un apparato radicale esteso superficialmente quindi occorre non lavorare in profondità il terreno nelle sue vicinanze. Le radici hanno la particolarità di emettere delle tossine che servono per tenere lontane le radici delle altre piante, ecco perché non è consigliabile piantare un albero di pesco dove già vi era una pianta della stessa specie. Le foglie sono lanceolate, lunghe circa 15-20 cm, di colore verde chiaro, con venature ben accentuate e con bordo seghettato. I fiori che possono essere isolati o riuniti in mazzetti di 3-4 a seconda della varietà, spuntano prima delle foglie. Anche la forma del fiore si differenzia a seconda delle cultivar. Infatti abbiamo varietà che portano fiori con 5 petali grandi, ben aperti e di colore rosa chiaro, mentre in altre cultivar i petali sono piccoli il fiore è campanulato e di  un colore rosa intenso. Se l’interno del fiore è bianco il frutto che ne deriverà sarà a polpa bianca mentre invece se è di un colore rosa intenso la polpa sarà gialla. Il frutto è una drupa carnosa e rotonda separata in due parti da un solco che ha una profondità variabile ed è chiamato linea di sutura. La sua buccia è sottile, elastica, liscia nelle pesche noci e pelosa nelle pesche e nelle percoche. Il suo colore a maturità è giallo-rossastro più o meno intenso a seconda delle varietà. La polpa delle pesche è carnosa di colore bianco o giallo con striature sanguigne più evidenti nella zona del nocciolo. In alcune varietà la polpa si stacca con facilità dal nocciolo e per questo motivo vengono chiamate pesche spiccagnole.  Il pesco contiene un nocciolo dove al suo interno si trova un solo seme di colore bruno e di sapore amaro a causa dell’amigdalina un glicoside  caratteristico dei semi di alcune  drupacee. Vi sono particolari tipi di pesche come le percoche o duracine caratterizzate dall’avere frutti di pezzatura non molto grande e di forma molto regolare. Essendo la loro polpa più soda delle pesche normali si prestano molto meglio di queste ultime a essere manipolate e a servire per prodotti di trasformazione come le pesche sciroppate. Un altro tipo particolare di pesca da consumo fresco è la pesca piatta chiamata pesca Platicarpa, ha la particolarità di non  essere rotonda come sono le pesche ma è una varietà che si differenzia per la forma schiacciata del frutto e per questo motivo viene chiamata pesca piatta. Le varietà di pesca Platicarpa sono parecchie e queste nuove cultivar hanno incontrato il favore del pubblico  quindi specie in Spagna questo tipo di pesca viene diffusamente coltivato.

 

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Storia. Il pesco è un albero originario della Cina, dove era considerato simbolo d’immortalità, e i cui fiori sono stati celebrati da poeti, pittori e cantanti. Dall’oriente il pesco arrivò al seguito delle carovane sino in Persia da dove giunse in Europa; dalla Persia deriverebbe il nome della specie, “persica” o “persico“, inteso come mela o pomo persico (ripreso ancor oggi in molti dialetti italiani). In Egitto, la pesca era sacra ad Arpocrate, dio del silenzio e dell’infanzia, tanto che ancora oggi le guance dei bambini vengono paragonate alle pesche, per la loro morbidezza e carnosità. Sembra che il frutto arrivò a Roma nel I secolo d.C. ma sarebbe stato grazie ad Alessandro Magno che la sua coltivazione si diffuse in tutto il bacino del Mar Mediterraneo. Nonostante il pesco sia un albero originario della Cina, oggi, in Italia possiamo vantare la presenza di numerose cultivar di questo frutto con marchio IGP (indicazione geografica protetta).

 

Proprietà. Si può affermare che la pesca è un frutto decisamente ipocalorico perché conta solo 27 kcal per 100 grammi, ideale da inserire in regimi alimentari dedicati al dimagrimento anche perché, essendo ricca di fibre conferisce un senso di sazietà importante per tenere a bada eventuali attacchi di fame. La pesca offre anche importanti sali minerali ed è utile, quindi, anche per gli sportivi, che, dopo l’allenamento hanno bisogno di reintegrare il bilancio idrosalino. In ogni caso, meglio non esagerare: scorpacciate di pesche non aiutano a perdere peso, nessun alimento, infatti, ” fa dimagrire”. Infine, a dispetto delle credenze comuni la pesca non è affatto vietata per i diabetici, anzi: essa si classifica tra gli alimenti a basso indice glicemico, cioè fa innalzare i livelli di glucosio nel sangue solo entro certi limiti. La pesca contiene grandi quantità di potassio un minerale che, a livello renale, contrapponendosi all’azione del sodio, favorisce l’eliminazione di acqua attraverso le urine. E’ il frutto ideale, quindi,contro l’ipertensione e la ritenzione idrica grazie alle sue proprietà diuretiche. La polpa della pesca, oltre a ciò, è un’importante fonte di vitamine ma anche di antiossidanti, i “flavonoidi”, in grado di bloccare molecole reattive dette radicali liberi, che causano invecchiamento precoce dei tessuti. Inoltre, grazie alla presenza di fibre che dona proprietà lassative, la pesca è utile per combattere la stitichezza; le fibre, infatti, nell’intestino, aumentano il volume fecale la cui espulsione è facilitata dall’acqua presente nella polpa. Grazie all’azione lassativa a quella diuretica, la pesca ha anche proprietà depurative, che favoriscono l’eliminazione delle tossine e delle scorie che tendono ad accumularsi soprattutto a livello epatico. Nella pesca sono presenti alcuni acidi come l’acido tartarico, citrico e malico che nello stomaco aumentano l’acidità e quindi il potere digestivo dei succhi gastrici.

Pesche sciroppate

 

Impiego. Ogni pesca può essere consumata cruda, ma alcune sono più indicate alle lavorazioni di tipo: confettura, frutta disidratata, frutta sciroppata, succhi di frutta e come ingrediente in altre preparazioni come lo yogurt o dolci. Date le sue straordinarie proprietà antiossidanti, l’uso topico della pesca come cosmetico è molto vasto:

  • Pelle: I flavonoidi, antiossidanti presenti nella polpa della pesca, difendono la pelle dagli attacchi dei radicali liberi che recano danno alle strutture cellulari rendendo visibili rughe e opacità. In più, la vitamina A, aiuta a conservare la pelle giovane tramite due meccanismi: stimola la divisione cellulare dell’epidermide con successiva rigenerazione del tessuto epiteliale e accresce la produzione di collagene rendendo più elastico il derma sottostante.
  • Capelli: Gli acidi presenti nella polpa della pesca stimolano il cuoio capelluto a generare sebo, il naturale film idrolipidico che difende i capelli dalla disidratazione. Questa operazione è particolarmente adeguata per i capelli secchi caratterizzati da produzione carente di sebo.
  • Abbronzatura: le pesche gialle contengono beta-carotene, un pigmento responsabile del caratteristico colore giallo-arancio. Il beta carotene impiegato sia oralmente che topicamente si posa a livello dermico attribuendo alla pelle, a seguito dell’esposizione solare, un colorito ambrato.

Molti cosmetici utilizzano la pesca sia per le sue proprietà estetiche sia per la gradevole profumazione, vediamo come poter utilizzare questo frutto per dei prodotti “homemade” del tutto naturali.

Detergente per il viso: frullare la polpa del frutto ben maturo con due cucchiai di latte.

Maschera per i capelli: frullare due pesche ben mature e mischiare il composto con farina di mandorle, per dare consistenza, ed olio di mandorle che apporta vitamina E e ha azione antiossidante.

 

Avvertenze. Evitare l’assunzione di pesche  e suoi preparati in caso d’ipersensibilità accertata verso uno o più componenti. La polpa della pesca di solito non presenta particolari controindicazioni, mentre bisogna prestare attenzione alla buccia e al nocciolo. La buccia delle pesche vellutate possono irritare le mucose che ne vengono a contatto (labbra, gengive, lingua) nei soggetti allergici o con pelle sensibile. Inoltre è sempre consigliabile sbucciare il frutto, perché, proprio a livello della buccia si depositano insetticidi e diserbanti utilizzati in agricoltura. Il nocciolo, contiene un seme simile alla mandorla che non va assolutamente ingerito: esso, infatti, contiene amigdalina, una sostanza capace di liberare acido cianidrico, dai noti effetti tossici.

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Written by Paola Olivieri