Glycyrrhiza glabra

Parte utilizzata: la droga è costituita dalle radici e dai rizomi.

Radice sminuzzata di Liquirizia

Descrizione. La LIQUIRIZIA è una pianta appartenente alla famiglia delle Leguminosae, è perenne, raggiunge generalmente i 40/100 cm di altezza, possiede un lungo rizoma, che produce numerosi germogli laterali dalla scorza marrone e dalla polpa giallastra e succosa, e dei fusti eretti e ramosi.
Le foglie invece, sono alterne, con picciolo pubescente, ovato-lanceolate ad apice arrotondato, la pagina superiore è glabra, quella inferiore glanduloso-glabrescente, il margine è intero.
All’ascella delle foglie del caule si sviluppano le infiorescenze in racemi brevi, che sono più corti delle foglie di appoggio.
fiori peduncolati, nascono all’ascella di sottili brattee membranacee con corolla simmetrica, blu-violetta a volte biancastra sfumata di viola. I frutti sono legumi ellittici, coriacei, glabri o con poche setole, brunastri, compressi, contenenti 2/6 semi subsferici scuri.

Storia. La liquirizia è originaria delle regioni del Mediterraneo orientale e dell’Asia sudoccidentale, in Italia è coltivata ed inselvatichita soprattutto nelle regioni meridionali. Il suo nome generico deriva dal greco “glykýs” = dolce e “rhíza” = radice “radice dolce”; l’epiteto specifico indica che la pianta è quasi priva di peli. Impiegata da migliaia d’anni in tutto il mondo nella cura di differenti malattie, ma principalmente come bechica, antinfiammatoria e antivirale. Nella medicina tibetana veniva utilizzata nella ricetta di “lungavita” insieme a sale e altre 4 erbe. Veniva inserita anche in ricette afrodisiache contenute nel Kama Sutra. Nel grande erbario cinese, il Pen Tsai Ching, scritto secondo la leggenda oltre 5.000 anni fa dall’imperatore Shen Nung, ha avuto un ruolo di grande rilievo, infatti da allora è una delle erbe curative più diffuse in Cina. Questa pianta ha una lunga tradizione di utilizzo anche in Occidente, infatti fra i reperti trovati nella tomba di Tutankhamon, gli archeologi hanno rinvenuto un fascio di bastoncini di Liquirizia.
Nel III secolo a.C. Ippocrate la denominava “radice dolce” in greco “glukos riza”, da cui scaturì successivamente il nome di Glycyrrhiza e ne elogiava le proprietà bechiche ed espettoranti. I romani cambiarono Glycyrrhiza in Liquiritia e Plinio il Vecchio la consigliava come espettorante e calmante stomachico; così come Dioscoride ne indicava il succo per raffreddore, faringite, affezioni pettorali e gastrointestinali. Mentre l’antica medicina ayurvedica indiana prescriveva la Liquirizia come espettorante, emmenagogo, e diuretico. Nel XII secolo la badessa ed erborista Hildegard von Bingen la raccomandava per problemi gastrici e cardiaci; era inoltre menzionata frequentemente negli erbari tedeschi e italiani del XIV e XV secolo come rimedio per la tosse e per le affezioni delle vie respiratorie.

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Proprietà. La Liquirizia è costituita principalmente da: Saponine triterpeniche (glicirrizina, il quale risulta anche il principio attivo più importante), Flavonoidi (liquiritina, isoliquiritina), Fitosteroli, Glucidi, Cumarine, Tannini, Acidi benzoici, Resine. E’ molto dolce, infatti risulta 50 volte più dolce dello zucchero. Possiede proprietà emollienti, bechiche, antinfiammatorie, espettoranti, antiulcerogeniche, antitossiche ed epatoprotettive, e anche leggermente antispasmodiche e diuretiche. Inoltre risulta avere un’attività citoprotettiva, antinfiammatoria e cicatrizzante sulla mucosa gastrica e duodenale, sia per contatto diretto con la lesione, sia per stimolo indiretto alla produzione di muco da parte delle cellule della parete gastrica. Per uso interno in ambito medico è adoperata nel morbo di Addinson, in caso di asma, bronchite, tosse, ulcera peptica, artrite, disturbi allergici. Uno studio ha dimostrato che la glicirrizina che conferisce un’azione antinfiammatoria e antivirale, può essere impiegato a livello topico in modo conforme alle creme a base di cortisolo, per trattare infiammazioni cutanee come l’eczema. Inoltre, eseguendo risciacqui orali con liquirizia deglicirrizinata, si è verificato che le ulcere aftose, dopo solo un giorno di trattamento iniziano ad procurare sollievo, mentre al terzo giorno si ha la completa guarigione. In merito all’azione antivirale invece, altri studi hanno dimostrato la capacità della polvere di radice di Liquirizia di combattere il virus Herpes simplex, la causa dell’herpes genitale e labiale. Oltre a ciò è stato dimostrato come la Liquirizia aggredisce anche i batteri patogeni Staphylococcus Steptococcus, nonché il fungo responsabile delle infezioni micotiche vaginali, Candida albicans. In più ricoprendo con radice polverizzata di Liquirizia le ferite ben lavate, è possibile prevenire le infezioni. In Europa viene grandemente adoperata per la cura della tosse e del raffreddore.

Liquirizia

Impiego. Le preparazioni a base di LIQUIRIZIA sono differenti e si possono recuperare sotto forma di capsule, sciroppi, soluzioni ecc. Ad esempio le radici bollite, forniscono la sostanza nera impiegata nell’industria dolciaria e venduta in “nastri” “tozzetti e pezzetti“, mentre quelle essiccate, sono i bastoncini da succhiare. Gli estratti vengono utilizzati per aromatizzare tabacco, birra, bevande analcoliche e prodotti farmaceutici e, come schiumogeno nella birra e negli estintori. La Liquirizia inoltre è la base di diverse specialità farmaceutiche lassative. Ciò nonostante, molte volte la liquirizia è impiegata anche sotto forma d’infuso, ad esempio, per combattere tosse e catarro, e va preparato con 2 gr di liquirizia per 100 ml di acqua bollente. Mentre per facilitare la digestione, è possibile assumere un cucchiaino di tintura dopo i pasti; per preparare la tintura di liquirizia lasciate macerare per 2 settimane 20 gr di radici in 100 ml di alcool a 20°. Contro infiammazioni delle gengive o mal di gola e per combattere l’alitosi masticare un bastoncino di radice.

Avvertenze. Evitare l’uso eccesso, dato che provoca ritenzione idrica e rialzo della pressione sanguigna, e l’assunzione di Liquirizia in caso di: ipersensibilità accertata verso uno o più componenti, in gravidanza e durante l’allattamento, ipertensione arteriosa, ipopotassiemia, patologie neuromuscolari, diabete mellito, grave insufficienza renale, grave insufficienza epatica e/o cirrosi epatica, aritmie cardiache, ritenzione idrosalina, sovrappeso corporeo e la contemporanea assunzione di farmaci: diuretici, lassativi, digitatici, antiaritmici, cortisonici, FANS, contraccettivi orali, insulina.

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Written by Paola Olivieri