Zizyphus jujuba – Parte utilizzata: frutti

Descrizione: Il Giuggiolo,  Zizyphus jujuba, è una specie fruttifera originaria delle aree tropicali dell’Asia, appartenente alla famiglia delle Rhamnaceae. E’ un grosso arbusto o piccolo albero alto fino a 8 m, a chioma irregolare e tondeggiante, in genere abbastanza disordinata, di colore verde chiaro. La corteccia è scura, bruno o grigio-brunastra, profondamente screpolata in fessure longitudinali con l’età; il tronco è eretto, sinuoso, spesso ramificato fin dalla base. I fusti sono fittamente ramificati da rametti giovani verdi e flessibili a crescita zigzagante con numerose gemme disposte per 3 all’ascella delle foglie. Il fogliame è di piccole dimensioni, di colore verde brillante, precisamente le foglie sono regolarmente alterne, intere, disposte in due file opposte, brevemente picciolate, a lamina lucida, un po’ coriacea, ovale-ellittica, ad apice ottuso, con 3 grosse nervature prominenti e margine seghettato. In primavera, all’ascella fogliare, il Zizyphus jujuba produce piccoli fiori giallastri, ermafroditi pentameri, di scarso valore decorativo; durante i mesi autunnali maturano i piccoli frutti, sono drupe ovoidi di 2-3 cm, simili a olive polpose, con mesocarpo carnoso, di colore verde che maturando divengono progressivamente di colore marrone-rossastro; contengono un nocciolo duro e legnoso, appuntito pungente all’estremità, con uno o due semi all’interno. I frutti non sono di facile reperimento sul mercato, sono abbastanza dolci, dalla consistenza farinosa. In commercio è possibile trovare anche varietà innestate, dette giuggiolo-mela, con frutti di dimensioni cospicue, dalla polpa zuccherina e soda. Alcune parti della pianta vengono anche utilizzate in fitoterapia ed erboristeria.

 

Storia. La pianta fu introdotta dalla Cina nell’Asia occidentale circa 3000 anni fa e successivamente fu conosciuta anche dagli antichi Greci e dai Romani (che forse la introdussero nel continente). È molto comune in Africa e nell’Estremo Oriente e in tutto il bacino del Mediterraneo. In Europa l’areale comprende le regioni mediterranee dove viene coltivata sia come specie ornamentale sia per i suoi frutti commestibili. Nel Vocabolario dell’Accademia della Crusca, già al suo primo apparire, riportava l’espressione metaforica “andare in brodo di giuggiole”, e la definiva come una situazione in cui è possibile “godere di molto di chicchessia”. Si tratta dunque di un modo di dire molto antico e l’origine appunto va ricercata nell’albero del Giuggiolo. I frutti di questo albero sono sempre stati utilizzati, fin dall’antichità, per la preparazione di confetture e sciroppi, per essere messe sotto spirito o anche per entrare nella ricetta di alcuni liquori. I liquori a base di giuggiole erano già noti presso molte civiltà del bacino del Mediterraneo. Egizi e Fenici crearono i preparati più antichi di cui siamo a conoscenza. Nelle sue Storie, Erodoto ebbe a paragonare la dolcezza della giuggiola a quella del dattero, sottolineando come dalla polpa fermentata della prima si ottenesse un liquido molto inebriante. Si ipotizza inoltre da parte di alcuni che il loto di cui parlò Omero nel nono libro dell’Odissea fosse una specie di giuggiolo selvatico, e che quindi l’incantesimo dei Lotofagi non fosse provocato da narcotici, ma dalla bevanda alcolica preparata con i frutti del nostro piccolo albero. Presso i romani il giuggiolo divenne il simbolo arboreo del silenzio, e come tale fu usato per adornare i templi della dea Prudenza; ciò non impedì comunque alle popolazioni latine di farne anche un uso profano, e in particolare di ottenerne preparati liquidi fermentati. Nel corso del Medioevo la sapienza artigianale delle popolazioni antiche riuscì a conservarsi nella tranquillità delle campagne e all’ombra dei conventi. Ed ecco finalmente che col Rinascimento il Giuggiolo e i suoi frutti conobbero una specie di seconda giovinezza, anzi un autentico momento di nobiltà. In quell’epoca infatti in prossimità del lago di Garda, la potente famiglia dei Gonzaga aveva la propria residenza estiva, “Il Serraglio”: qui veniva prodotto, e offerto agli ospiti, un delizioso elisir a base di giuggiole – il “brodo di giuggiole”, appunto – ideale per accompagnare le torte e i biscotti secchi che venivano inzuppati nel liquido, oppure per essere centellinato come liquore in eleganti bicchierini. Il successo e la fama del brodo di Giuggiole furono tali che in breve l’espressione assunse un carattere addirittura proverbiale, a indicare qualcosa di talmente buono da far sdilinquire, da far uscire quasi di sé per la contentezza.

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Proprietà. Una delle principali caratteristiche delle giuggiole è proprio l’elevato contenuto zuccherino, importante fonte di energia che conferisce un gusto dolce agli alimenti e mantiene alto il nostro umore. Si tratta di un alimento che rientra a pieno titolo nella categoria di frutti “energetici” come la banana e l’uva, infatti cento grammi di prodotto forniscono un valore di 79 kcal (331 kJ). Oltre a rappresentare una buona fonte di energia, priva di colesterolo, il dattero cinese presenta altri benefici per il nostro organismo, come:

  • proprietà antiossidanti, sono ricche di flavonoidi e vitamine, queste molecole proteggono l’organismo dall’invecchiamento cellulare, poiché contrastano la formazione fisiologica di radicali liberi e rallentano il danno provocato da queste molecole verso proteine ed altre componenti cellulari. Tra i principali antiossidanti troviamo la vitamina A, che protegge le membrane esterne delle cellule, e la vitamina C, che si distribuisce nei compartimenti acquosi all’interno dei tessuti.
  • proprietà lassative, hanno un blando effetto lassativo legato principalmente alla presenza di antrachinoni, sostanze che stimolano la peristalsi intestinale. Sarebbero quindi indicate in caso di costipazione, al pari di altri tipi di frutta dalle proprietà lassative come il kiwi.
  • proprietà ricostituenti, l’elevato contenuto di vitamine e minerali lo rende un alimento che può coadiuvare la funzionalità degli organi interni, come il fegato, cuore e il sistema nervoso.
  • proprietà energizzanti, come già accennato, l’elevato contenuto calorico rende questo frutto un ottimo energizzante in situazioni di stress o di maggiore richiesta energetica.
  • proprietà antinfiammatorie, nella tradizione cinese vengono utilizzate a fini terapeutici da diversi millenni. testi antichi di medicina orientale documentano il loro impiego come rimedio per il mal di gola e gli stati influenzali per la presenza di tannini.
  • proprietà calmanti, vengono utilizzate dalla medicina alternativa come sedativo per ridurre gli stati di nervosismo ed irritabilità. Tale azione sembra essere legata alla presenza di saponine, sostanze sedative ed ipnotiche.

Impiego. Le Giuggiole se raccolte quando non ancora del tutto mature, sono verdi (sembrano come già detto delle olive) e hanno un sapore simile alla mela. A maturazione completata invece assumono una tinta scarlatta e il gusto si fa decisamente più dolce, simile a quello di un dattero (tanto che l’albero è anche detto “dattero cinese”). La si può consumare fresca, appena colta, oppure dopo qualche giorno, avvizzita, e quindi più morbida ma con gusto più fermentato. Esistono anche preparazioni a base di giuggiole a scopo fitoterapico: dopo la raccolta in settembre-ottobre, le giuggiole vengono sottoposte all’essiccazione; secondo la tradizione, tisane e decotti avrebbero proprietà emollienti, espettoranti e ricostituenti, pertanto a parere della medicina cinese sembrano essere efficaci contro i disturbi delle vie respiratorie.

Tisana di Giuggiole: ricca di proprietà lenitive ed espettoranti, in passato si usava preparare questa tisana per aiutare ad alleviare tosse e raffreddore, ma soprattutto perché è buonissima.

Ingredienti: 1/2 litro d’acqua; 200 gr di giuggiole mature; 1 cucchiaio di Propoli

Procedimento: Denocciolate le Giuggiole, tagliatele a pezzi e mettetele in una teiera o bollitore assieme all’acqua e fate bollire per 5 minuti circa. Spegnete il fuoco, aggiungete un cucchiaio di propoli e lasciate riposare per 10 minuti. Filtrate il composto, versatelo nelle tazze e, se di vostro gradimento, aggiungete del miele.

Le Giuggiole sono ottime inoltre per la preparazione di confetture e sciroppi, molto apprezzate quando vengono conservate sotto spirito e naturalmente la preparazione più celebre rimane, comunque, il brodo di giuggiole, un liquore tipico di Arqua Petrarca in provincia di Padova. Questo liquore è ottenuto dalla fermentazione di tali frutti. Si tratta di uno sciroppo dal sapore dolciastro e ricco di vitamina C, proprio come il frutto da cui deriva. La ricetta odierna si basa sull’infusione idroalcolica di giuggiole mature, mele cotogne, scorze di limone, uva bianca e altra frutta, intera o in succo, con l’aggiunta di zucchero. Si lascia macerare per un paio di mesi e poi si filtra e si imbottiglia. Il risultato è un liquore dal colore rosso, dal profumo tipico di giuggiole e dal gusto pieno, dolce, vellutato e avvolgente. Può essere servito ghiacciato, in piccoli calici, oppure a temperatura ambiente a fine pasto, come digestivo. Generalmente il bordo di giuggiole si utilizza freddo per accompagnare dei dolci, ma grazie alla sua composizione si abbina egregiamente al gusto del cioccolato; può infine essere usato come ingrediente in pasticceria, nell’elaborazione di dolci particolari, o al bar, per preparare insoliti cocktail.

Marmellata di Giuggiole

 

Liquore di Giuggiole

Ingredienti: 600 g di giuggiole belle mature e senza ammaccature; 1 l di Alcool a 96 gradi; 600 g di zucchero semolato; 8 dl di acqua; la buccia di un limone biologico possibilmente; 10 bacche di cardamomo; 10 chiodi di garofano

Preparazione: Prendete delle giuggiole mature e lasciatele avvizzire in locali areati e freschi in modo che diventino più tenere e la buccia appaia simile a quella dei datteri. Snocciolate le giuggiole, passatele in un tegame ed aggiungetevi mele cotogne tagliate a pezzetti, uva bianca, zucchero e scorza di limone. Portare il tutto a bollore e cuocere fino ad ottenere una purea dolce, densa e cremosa, di colore scuro. Passare al setaccio il composto, imbottigliarlo, chiudetelo ermeticamente e conservarlo, lasciate macerare per 2 settimane in un luogo asciutto e buio, mi raccomando non dimenticatevi di agitare il barattolo almeno una volta al giorno.

Liquore di Giuggiole

Avvertenze. Evitare l’assunzione di Giuggiole e suoi preparati in caso d’ipersensibilità accertata verso uno o più componenti. Le giuggiole inoltre essendo ricche di zuccheri semplici, che vengono rapidamente assorbiti dal nostro organismo a seguito della loro introduzione con la dieta, non sono indicate a persone che soffrono di diabete; in più se da una parte il consumo di giuggiole può apportare benefici ad un intestino pigro, dall’altro lato questo è necessario non abusare di questo alimento proprio a causa dell’effetto lassativo che può manifestarsi con l’introduzione di dosi moderate di questo frutto, evitare quindi in caso di disturbi epigastrici o di diarrea. Oltre a ciò a causa dell’elevato contenuto calorico, è meglio orientarsi su altri tipi di frutta qualora si cerchi di intraprendere una dieta dimagrante.

 

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Written by Paola Olivieri