Atropa Belladonna L. – Parte utilizzata: foglie essiccate

Descrizione. La Belladonna è una pianta a fiore (angiosperme dicotiledoni) della famiglia delle Solanaceae (stessa famiglia delle patate). E’ una pianta erbacea perenne con rizoma grosso, cilindrico e corto, che raggiunge i 150 cm di altezza, glabra o leggermente pubescente, i fusti sono eretti, sottilmente scanalati, glanduloso-pubescente nella metà superiore e con rami allargati; le foglie picciolate sono di forma ovato-lanceolate, intere, cuspidate, le giovani leggermente pubescenti, il picciolo è attenuato al fusto e alato con nervatura centrale che risale a formare una costa. L’infiorescenza è piccola e singola o geminata, i fiori sono pedicellati e bratteati, le brattee sono situate ai lati delle foglie e di uguale morfologia e picciolate; la corolla è tubolosa-campanulata, di colore giallo verdognolo nella parte inferiore e azzurro-violetta nella superiore, glandulosa-pubescente sulle nervature, il calice è diviso per 2/3 in lobi disuguali e ottusi, i 5 stami sono inseriti più o meno allo stesso livello nel terzo inferiore del tubo della corolla, disuguali, hanno filamenti liberi ma larghi quanto le antere, con la base densamente pubescente; le antere sono ovali, lo stilo ha lo stigma diviso in 2 logge. Il frutto è una bacca sferica di colore, dapprima verdi poi nero-lucente, contenente semi di colore bruno. Fiorisce da giugno a settembre (novembre), da 0 a 2000 m s.l.m., in radure boschive chiare, sottoboschi, siepi, prati e zone umide, preferibilmente su suolo calcareo o molto nitrificato, presente in tutta Italia.

 

Storia. Il nome deriva dai suoi letali effetti e dall’impiego cosmetico.  Atropo, nella mitologia greca, era infatti il nome (in greco:Ἄ-τροπος,cioè in nessun modo, l’immutabile, l’inevitabile) di una delle tre Moire, cioè una delle tre dee del destino, figlie di Zeus e di Ananke, la dea della Legge. Delle tre “fate” greche del destino, Atropo, il cui nome significa “inflessibile”, era quella incaricata di recidere il filo della vita con un paio di cesoie d’oro; ciò a ricordare che l’ingestione delle bacche di questa pianta causa la morte. L’epiteto specifico belladonna fa riferimento ad una pratica che risale al Rinascimento: le dame veneziane la usavano per dare colorito al viso e usavano un collirio basato su questa pianta per dare risalto e lucentezza agli occhi a causa della sua capacità di dilatare la pupilla, un effetto detto midriasi e dovuto all’atropina, che agisce direttamente sul sistema nervoso parasimpatico. Era una delle erbe coltivate nel giardino di Ecate, che insieme con il giusquiamo, lo stramonio e la mandragora, venivano usate dalle streghe nella preparazione degli unguenti che permettevano loro i voli notturni, in realtà “viaggi” psichici. Nel 1960 Will Erich Peukert, direttore dell’Istituto di Etnologia dell’Università di  Gottingen, si unse il corpo con una pomata a base di belladonna, preparata secondo una ricetta descritta da Giambattista Della Porta nel suo Magia Naturalis: cadde in un sonno profondo durato per circa venti ore, durante il quale ebbe tutte le visioni e sensazioni descritte dalle “streghe” partecipanti ai Sabba. Tuttavia, dal male può nascere anche del bene perché il veleno mortale può servire anche da rimedio miracoloso e, come ogni veleno, può essere usata in minime dosi per curare varie malattie con effetti rilassanti, sedativi ed antispasmodici: agisce infatti sulle terminazioni nervose, sull’asma bronchiale e diminuisce il dolore. Effettivamente, le proprietà naturali della belladonna, se impiegata a ragion veduta, in fitoterapia hanno effetti antispastici e sedativi; in omeopatia, invece, la belladonna è un buon rimedio per combattere l’insonnia e l’ipertensione arteriosa.

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Proprietà: Le parti della pianta che contengono i principi attivi sono le foglie, che si usano essiccate. I principi attivi contenuti nella belladonna sono composti chimici appartenenti alla classe degli alcaloidi che vengono estratti e utilizzati come tali. Il principale di questi composti è l’atropina, da cui deriva il nome scientifico della pianta, altri composti alcaloidi presenti sono la scopolamina e, in quantità minori, la iosciamina. L’atropina e la scopolamina hanno lo stesso meccanismo d’azione e sono delle sostanze antimuscariniche, cioè si legano ai recettori muscarinici provocandone l’inibizione. I recettori muscarinici sono normalmente deputati a legarsi con l’acetilcolina, un neurotrasmettitore rilasciato dalle cellule nervose che agisce sia sul sistema nervoso centrale che periferico. Questi recettori muscarinici sono localizzati a livello del cuore, di diverse ghiandole e sulla muscolatura involontaria dell’organismo e sono indispensabili anche per il controllo del sistema nervoso autonomo, cioè i nervi che avvolgono gli organi interni e le viscere. Per questo motivo le sostanze alcalodi agiscono su diversi distretti corporei, provocando importanti cambiamenti ancora oggi utilizzati per la cura di varie patologie. Grazie all’azione dei principi attivi sui recettori muscarinici, la belladonna viene da secoli utilizzata in ambito medico per la cura di diverse patologie a carico di diversi distretti corporei. Vediamo dunque come agisce e quali effetti benefici si possono trarre dall’assunzione di farmaci a base di estratto di belladonna:

Pupilla dilatata

 

  • Occhio. Si tratta probabilmente dell’utilizzo più comune dell’atropina. A chi non è capitato di effettuare una visita oculistica e provare le fastidiose gocce di atropina, che servono a dilatare la pupilla per fare in modo che alcune misurazioni della vista siano più facili da ottenere e più affidabili.
  • Sistema nervoso centrale. L’atropina contenuta nella belladonna riesce ad inibire alcuni centri muscolari, diminuendo efficientemente i movimenti. Questa proprietà viene utilizzata per la cura dei tremori associati alla malattia di Parkinson.
  • Cuore. Le sostanze alcalodi presenti nella belladonna agiscono come inibitori sul nodo senoatriale del cuore, cioè quelle fibre che mantengono in equilibrio i battiti cardiaci. Questa inibizione provoca un aumento della frequenza cardiaca, quindi tachicardia e aumento della pressione arteriosa, caratteristica che può essere utile in caso di leggere aritmie e per mantenere efficiente la funzionalità cardiaca.
  • Sistema gastroenterico. Inibendo la motilità di tutto l’apparato gastrointestinale, dallo stomaco fino al colon, le sostanze alcalodi hanno un effetto antispastico; riducono inoltre le secrezioni di succhi gastrici. La belladonna può quindi essere utilizzata in caso di spasmi e dolore gastrico e intestinale.
  • Apparato respiratorio. L’atropina ha un’azione broncodilatatoria, con un miglioramento della funzionalità respiratoria, e contribuisce anche alla diminuzione delle secrezioni a livello del naso e dei bronchi. Quest’ultimo aspetto è particolarmente utile durante le anestesie, ma anche per patologie lievi come il raffreddore, la tosse e l’influenza.
  • Apparato urinario. Gli alcaloidi contenuti nell’estratto di belladonna hanno un’attività dilatatoria sugli ureteri e sulla vescica, riducendone le contrazioni. Questo effetto può essere utile in caso di infezioni come la comunissima cistite.
  • Ghiandole sudoripare. Assumendo l’estratto di belladonna viene inibita l’attività delle ghiandole sudoripare, con una conseguente mancata sudorazione che porta all’aumento di temperatura repentino e alla secchezza della pelle. Questa proprietà viene sfruttata soprattutto in quelle patologie che portano ad una eccessiva produzione di sudore (iperidrosi) e anche per alleviare i casi di ipotermia.
  • Azione antidolorifica. La belladonna ha un’azione antidolorifica generica, utilizzabile in caso di emicrania, dolori mestruali e altre patologie comuni.

Proprio grazie all’azione sul sistema nervoso, l’assunzione di belladonna agisce attivamente su diversi distretti corporei, ciò può certamente apportare dei benefici quando le sostanze attive vengono assunte in maniera strettamente controllata, ma si possono verificare moltissimi effetti collaterali, generalmente gravi e a volte anche letali.

Foglie di Belladonna contenenti i principi attivi

 

Impiego. Sono diversi i farmaci tradizionali a base di atropina, che vengono quotidianamente utilizzati per varie patologie e problematiche. La belladonna può essere assunta sotto forma di diverse formulazioni, in base alle esigenze personali e ai consigli medici:

Compresse: si utilizzano soprattutto come antispastico per l’apparato gastroenterico; il dosaggio può variare in base alle condizioni fisiologiche e patologiche dell’individuo ma di solito sono efficaci 1 o 2 compresse al giorno.

Gocce(o granuli): comuni soprattutto nella medicina omeopatica, da prendere diluite in poca acqua. Si possono assumere 5 gocce da 3 a 6 volte al giorno. Nella medicina tradizionale, le gocce vengono utilizzate in ambito oculistico.

Tisana: la belladonna si trova il più delle volte in combinazione con altri tipi di erbe per la cura di diversi disturbi. E’ assolutamente sconsigliato ricorrere alle tisane e agli infusi “fai da te” per la pericolosità dei principi attivi contenuti nella pianta.

Avvertenze. In caso d’ingestione di elevate quantità di belladonna o sue preparazioni, si può andare incontro a un avvelenamento da atropina che si manifesta con gravi sintomi, quali: tachicardia, secchezza delle fauci, midriasi, irrequietezza, allucinazioni, deliri, depressione respiratoria, coma, collasso e, nei casi più gravi, può sopraggiungere anche la morte. La dose letale dipende dal contenuto di atropina. A causa della tossicità della pianta, pertanto, se ne sconsiglia altamente l’uso all’interno di preparati tradizionali, ma solo sotto forma di specialità medicinali e solo dietro la prescrizione del medico. L’assunzione della pianta come fitoterapico non è raccomandabile, se non nelle forme previste dalla Farmacopea e dal prontuario medico-farmaceutico, sotto stretto controllo medico. Attenzione nell’utilizzo in caso di bradicardia, asma bronchiale e glaucoma. Per quanto riguarda la belladonna sono numerose le interazioni farmacologiche a cui si può andare incontro. Possono verificarsi effetti di sommazione o di antagonismo con: antidepressivi, farmaci antiparkinsoniani, antiglaucomatosi, antiaritmici, antispastici, anticolinergici, antistaminici, neurolettici.

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Written by Paola Olivieri